Ipogeo di via Cavour al Borgo

L’ipogeo di via Cavour

 

Il complesso racchiuso all’interno del Palazzo di via Cavour 31 ospita un’ interessante evidenza di quello che poteva essere il Borgo prima del Borgo: un casale suburbano sorto a ridosso  del complesso della chiesa di santa Maria della misericordia e a stretto contatto con il Casino Carducci.

Negli scorsi decenni un saggio di scavo effettuato dalla Soprintendenza archeologica  aveva rintracciato all’angolo tra via Cavour e via Anfiteatro le strutture di un ampio complesso architettonico organizzato su più livelli che conservava i resti di un ninfeo accessibile da sud coperto da volte a crociera e ricavato in parte dal banco di roccia (A. DELL’AGLIO, via Anfiteatro angolo via Cavour, Notiziario delle attività di tutela, giugno 1991 – maggio 1992, pagg. 303 – 304). Tale contesto potrebbe collegarsi a quanto riscontrato recentemente. Infatti, una ricognizione dei luoghi, resa possibile dalla proprietà e grazie alla preziosa segnalazione di Francesco Pasculli, ha permesso di individuare una cisterna ricoperta da malta idraulica e coperta con una volta a botte, questa evidentemente  ricostruita in tempi più recenti, che potrebbe essere  di età romana, a giudicare dalla qualità della malta, oppure collegata alla villa che nel 1717 l’arcivescovo Francesco Carducci fece costruire nella zona. La cisterna è sottoposta ad un ambiente ipogeo che reca tracce di attività estrattiva della pietra e conserva le canalizzazioni per il recupero dell’acqua piovana.

L’ esistenza della villa settecentesca tuttavia non nega completamente la possibilità del reimpiego di strutture più antiche esistenti in zona, particolarmente apprezzate in un’epoca di grande interesse per le antichità.

L’importanza di tale contesto è dunque molteplice: vi è un valore architettonico nella piccola chiesa neogotica dedicata a san Francesco di Paola, un valore storico e topografico nella conservazione di questo piccolo quartiere preesistente il Borgo umbertino ed infine un valore archeologico nella conservazione di un complesso ipogeo anche fuori della Città Vecchia. Del resto, importanti  studi, come quelli di Nicola Cippone, hanno da tempo permesso di leggere un’organizzazione topografica e spaziale dell’area del borgo di Taranto molto diversa e   più irregolare rispetto a quanto possiamo percepire oggi, con aspetti tipici del paesaggio agrario ionico, come cave e frutteti, estremamente diffusi.

Nobilissima Taranto
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