Ipogeo di palazzo Ulmo

L’ipogeo di palazzo Ulmo

 

L’ambiente ipogeo, al di sotto dell’immobile sito in via Duomo 55 è davvero imponente ed è articolato in due vani dei quali il primo, quello immediatamente di fronte al descenso, è di forma quandrangolare. Sulla destra di questo ampio vano attraverso un arco ribassato si accede ad un lungo ambiente in parte tagliato nel banco roccioso ed in parte reimpostato. Gli ambienti ipogei furono certamente utilizzati come depositi, con il materiale che veniva calato dalle aperture che sono visibili dalla strada soprastante, ma anche come stalle per gli animali. Non ci sono segni che richiamano la presenza di specifiche strutture produttive. In un ambiente collaterale si segnala altresì la presenza di un lungo, stretto e profondo vano utilizzato sicuramente come foggia granaria. L’ipogeo di palazzo Ulmo tuttavia è ancora tutto da indagare in quanto, proprio sotto gli scalini di ingresso si diparte un secondo profondo livello che potrebbe costituire in parte un’ulteriore pertinenza ma anche uno fra i tanti reticoli e camminamenti ipogei in direzione di Mar Grande. Dunque anche nel caso dell’ipogeo di palazzo Ulmo l’analisi delle strutture murarie ci porta a concludere come il palazzo edificato intorno alla metà del 700 fosse costruito su strutture murarie preesistenti e riferibili senza dubbio ad epoche differenti. Un dato comune all’edilizia storica tarantina, dove i palazzi signorili e nobiliari sono formati non solo dall’unione ma anche dall’inglobamento di più antichi edifici.

Nobilissima Taranto
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