Ipogeo di palazzo Fornaro

Palazzo Fornaro e il suo ipogeo

 

Restaurato nel 2005 con fondi europei è sito sulla centralissima via Duomo all’imbocco della postierla Via Nuova.

Il palazzo è costruito in carparo con la particolarità della posizione angolare dello stemma di famiglia, posizione tipica dei palazzi cinque/seicenteschi. Palazzo Fornaro in realtà è un’antica dimora gentilizia probabilmente esistente nel 500 come confermerebbero le ricerche dello storico Paolo Solito che è riuscito ad attribuire lo stemma posto sull’angolo dell’edificio raffigurante un’araba fenice che risorge dalle ceneri. Il palazzo è stato la residenza di nobilissime famiglie fino a giungere nel 700 al sig. Zuccaretti, noto mercante di granaglie ed olii proveniente dalla Basilicata e morto tragicamente nell’ipogeo nel tentativo di difendere le sue merci dai ladri. Che l’ipogeo fosse adibito a deposito è dimostrato dalla presenza di un titolo o livello nell’ambiente più grande oltre a una forma umana, individuata dalla credenza popolare come “l’aure”.

In realtà si tratta di uno sgocciolatoio per l’acqua piovana. L’edificio appare come un agglomerato di più unità abitative quasi a comprendere un intero isolato. Da qui i diversi livelli evidenti all’interno. L’attuale ingresso del palazzo era usato per i servizi e per l’ingresso dei cari e delle carrozze. L’ingresso principale si affacciava sulla postierla Via Nuova, una delle arterie che collega la parte alta alla parte bassa dell’isola e presentava una scalinata più ampia che portava ai piani superiori. Al primo piano si notano le porte laccate con foglia oro ed i soffitti lignei dipinti e restaurati. Al secondo piano, in quasi tutte le stanze, spiccano elementi stilistici settecenteschi con architravi finemente modanati, decorazioni all’intradosso dei solai lignei. Bello ed elegante si presenta il portale. Il palazzo è stato sede degli uffici dell’organo straordinario di liquidazione e degli assistenti sociali del Comune. Ora è stato destinato a sede di caserma dei carabinieri.

E’ anche per diversi anni sede del museo medievale “Maria d’Enghien”, contenitore importante della storia del Principato di Taranto nel periodo orsiniano. Davvero meritoria l’opera dell’associazione culturale “Maria d’Enghien” che ha ben saputo allestire, nello scenario  affascinante degli ambienti ipogeici scavati negli ambienti calcarenitici originari della Città vecchia, un percorso museale rappresentativo della vita quotidiana, dei costumi, delle armi, delle abitudini alimentari, dei personaggi noti e meno noti di un periodo storico di grande rilevanza per la nostra città. Un allestimento ricostruito attraverso la ricerca delle fonti effettuata anche in stretta collaborazione con docenti e ricercatori italiani e stranieri. L’ipogeo, di epoca medievale con strutture architettoniche svevo-angioine con mattoni a vista di carparo estratto in loco, si sviluppa su tre livelli fino a 12/14 m. al di sotto di via Duomo. Nell’ultimo livello sono più evidenti la successione di epoche e tipologie di edificazione dal taglio del carparo con buche per le lanterne o per inserire le assi di legno nel sotto volta, alla sedimentazione di fossili, al taglio del carparo sicuramente di epoca greca.

Nobilissima Taranto
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