Ipogeo di palazzo Baffi

L’ipogeo di palazzo Baffi

 

L’imponente invaso è quello più profondo dall’attuale ingresso su vico Quartiere e sino al livello del mare. Sono due gli ambienti principali, dei quali, il primo è quello che ci appare dopo un ripido descenso con tutte le pareti scandite da filari di cava che devono essersi succeduti fra il cinquecento e la fine del settecento in occasione della costruzione del palazzo sovrastante. L’ambiente principale più grande è dotato verso la parete di fondo di una lunga arcata realizzata con materiali antichi di reimpiego. Questo ambiente per lungo tempo sembra essere stato utilizzato prima come vera e propria carbonaia e poi come deposito di carbone. L’altro grande ambiente è un’ampia cisterna di cui residua ancora la coibentazione delle pareti con malta idraulica e deve aver avuto una funzione sociale particolarmente rilevante fra il cinquecento ed il seicento. All’epoca della costruzione del palazzo furono realizzate in funzione di sostruzioni due grandissime e belle arcate per le quali vennero utilizzati materiali di spoglio di strutture di età magno greca. Sotto la parete frontale sul lato destro una breve scalinata ricavata nella roccia conduce ad un reticolo di cunicoli alti intorno a circa 2.20 e larghi 1.80 che conducono verso N, O e verso S. Questo collegato direttamente al mare mentre gli altri due porterebbero in direzione del castello aragonese, il cui percorso dovette interrompersi in occasione della sistemazione del castello allorquando lo stesso fu separato dal resto dell’abitato, e di piazzetta San Francesco. Lungo il lato Ovest si trova un profondo pozzo. Il piano di calpestio dei cunicoli è sempre attraversato da un velo d’acqua proveniente da falda. I tagli di cava e la fattura degli stessi fanno presumere una datazione di possibile età greca, utilizzati dai soldati di guardia sotto le mura e riutilizzati come sistema drenante, sicuramente al tempo della realizzazione della grande cisterna. Non è da escludere l’ipotesi che quando erano collegati all’antichissima rocca possano essere stati impiegati dalla guarnigione di Marco Livio assediata da Annibale per potersi muovere lungo la costa per ricevere l’aiuto di Quinto Fabio Massimo le cui truppe erano al di là dell’attuale ponte di pietra. Ancora oggi lungo uno dei cunicoli sono visibili i segni dell’utilizzo di questi ambienti come rifugi durante il secondo conflitto mondiale.

Nobilissima Taranto
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