Ipogeo di largo San Martino

L’area archeologica di largo San Martino

 

Le indagini del 1999 hanno fatto seguito a quelle che dal novembre 1987 al giugno 1988 eseguite dalla cooperativa CAST di Bari, alle quali ha partecipato la scrivente, nel corso delle quali sono state rinvenute le mura greche dell’acropoli (fine V – inizi IV sec. a.C.), livelli protostorici dell’età del ferro e del bronzo, con grande abbondanza di materiale anche residuo neolitico.

Alcuni elementi rendono l’area di particolare interesse; in particolare, vi sono alcuni setti murari, in parte ristrutturati e rialzati, con aperture con soglia e stipiti monolitici; si tratta di abitazioni dell’XI secolo, consistenti in un ambiente sulla strada e di un cortiletto con cisterna, pavimentato con scaglie calcaree, dette localmente “chianche” sul salto di quota. Di grande importanza appaiono inoltre i resti di un poderoso muro greco, visibile presso il salto di quota, conservato per tre filari, databile per i caratteri epigrafici dei marchi di cava al V secolo a.C. Sia i livelli medievali che quelli classici si sovrapponevano ad  un’intensa frequentazione di epoca protostorica, iapigia e dell’età del bronzo con battuti di argilla, focolari e buche di pali. La mancanza di stratigrafie di epoca ellenistica e romana si spiega con l’asportazione dei depositi per ricavare la colmata a nord verso  Mar Piccolo.

Le indagini archeologiche nel 1999 hanno interessato l’area del salto di quota da via San Martino verso via Cava in prossimità del largo San Martino; si tratta di un sito piuttosto importante, che si presentava come un dislivello di circa 14 metri,  ripido e con abbondante materiale di riporto derivante dai lavori edili e anche dalle precedenti indagini archeologiche.

Tutta la stratigrafia si imposta sul banco roccioso che costituisce la parte originale, antica della città vecchia quella che era in età greca l’acropoli: la parte nord, fra via Cava e la riva di Mare Piccolo è, come è noto, un’aggiunta di età bizantina, databile al 967 circa, quando l’imperatore bizantino Niceforo II Focas ricostruì la città distrutta dai Saraceni.

Sul fronte del salto di quota,  inoltre, è visibile una specie di architrave con riempimento terroso che andrebbe scavato.

Il muro, del quale si individuavano due tronconi, ad est e a ovest , è inoltre parzialmente conservato nell’area centrale, dove si notano anche tracce di crollo del banco (usato tra l’altro come cava di materiale).

Questa struttura ha probabilmente riutilizzato blocchi relativi alle fortificazioni bizantine dell’isola.

Infine, nell’angolo orientale del cantiere, è stata rinvenuta una cava di carparo riempita dal materiale di risulta della stessa attività estrattiva, fra XVI e XVII secolo.

(Silvia De Vitis)

Nobilissima Taranto
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