Gli Ipogei

BENVENUTI NELLA TARANTO SOTTERRANEA

GLI AMBIENTI IPOGEI E IL SOTTOSUOLO DELLA NOSTRA ISOLA

Nel corso della sua millenaria storia la Città Vecchia di Taranto, oltre a conservare le tracce della metropoli della Magna Grecia, e ancor prima delle popolazioni indigene preesistenti all’arrivo dei coloni lacedemoni, reca in  modo particolarmente evidente i segni della sua riorganizzazione bizantina a ridosso dell’anno Mille della nostra era. Tra le caratteristiche delle forme dell’insediamento tardo antico e altomedievale vi è stata la tendenza a ricavare abitazioni, luoghi di culto e ambienti produttivi scavando il banco calcarenitico. Dunque, anche  Taranto non solo fa parte della Civiltà Rupestre ionica ma è una delle realtà che più di ogni altra, nell’ambito del bacino del Mediterraneo interessato da insediamenti rupestri, ha conservato una continuità insediativa fino ai nostri giorni. Le evidenze sotterranee nel nostro Borgo Antico sono infatti numerosissime e rappresentano uno degli elementi più caratteristici di questa continuità insediativa. Per la fase tardo-antica e medievale, l’isola ha conservato fedelmente il suo assetto urbanistico originale. L’età tardo-antica e medievale infatti hanno segnato per sempre la storia di Taranto. In questo tessuto, ancora conservato, sono presenti le tracce delle epoche precedenti, come hanno dimostrato tutti gli scavi archeologici degli ultimi 30 anni, e, di recente, il censimento fotografico, tuttora in corso da parte dell’associazione culturale Nobilissima Taranto su circa 60 fra ambienti ipogei e rupestri.  E tuttavia non tutto si conosce di questa fase urbana della città di Taranto e della sua facies rupestre e ancor meno della Taranto sotterranea. Una vastissima rete formata sia da singoli ambienti ipogei che da un più complesso sistema di cunicoli che si estende a reticolo. La presenza di una complessa, quanto ricchissima, stratigrafia archeologica dell’isola, potrebbe arricchire di nuove prospettive di ricerca la comprensione della Taranto greco arcaica, classica e medievale, in gran parte ancora nascosta nella cosiddetta città sotterranea. I dati finora acquisiti attestano già sufficientemente che la Città Vecchia risulterebbe infatti essere  attraversata da una miriade di cavità sotterranee disseminate sotto tutti i palazzi nobiliari, conventi, chiese. Gran parte di tali cavità fanno parte di un contesto stratigrafico risalente al periodo greco, spesso aree di cava risalenti a questo periodo storico che potrebbero essere interessanti per individuare tratti murari, fondazioni di edifici o aree pubbliche, aree templari ed assi stradali antichi e periodi storici specifici. Il centro storico rappresenta dunque un unicum considerando la millenaria stratigrafia archeologica ed urbanistica-ambientale. Le tessiture murarie di molti di questi ambienti si presentano come vere e proprie pagine della stratificazione storica della Città Vecchia. Il piano Blandino per primo segnalò la presenza di passaggi e gallerie ascrivibili alle fortificazioni bizantine della città, indicandone la forte connotazione conservativa. Altrettanto importanti sono stati i saggi archeologici, soprattutto nel corso della metà degli anni ottanta e gli  studi di Silvia De Vitis fino all’interessante relazione allegata al Documento Programmatico per la Rigenerazione Urbana a cura di Patrizia Guastella. Il censimento degli ambienti finora effettuato ci consente di affermare che la presenza degli ipogei può essere riassunta attorno ad alcune categorie che si intersecano e si sovrappongono cronologicamente e funzionalmente. In molti casi si tratterebbe in origine di cave per l’estrazione del materiale da costruzione dall’arcaismo all’età moderna: spesso le cantine dei palazzi nobiliari sono ricavate dalle cave usate per acquisire il materiale edilizio per la costruzione del palazzo stesso e in molte di queste si conservano ancora settori di fronte di cave più antichi. In alcuni casi si tratterebbe di  cavità funzionali alla vita domestica: pozzi e cisterne medievali e di età  moderna. Molto diffusi gli ipogei nati come veri e propri impianti produttivi quali frantoi, forni e fornaci, fogge granarie, neviere. Uno straordinario documento notarile del 1084 ha per oggetto un imponente frantoio rinvenuto in via Cava 93 e restaurato sul finire degli anni ottanta. Un altro frantoio ipogeo è ben individuato nella parte alta di via Cava; altrettanto diffusi gli ipogei funerari da quello più famoso sotto palazzo Delli Ponti a quello di via Cava 99, a quelli fra scaletta Calò e via Nuova .Va altresì rilevato, a riprova della straordinaria valenza storica, la presenza di numerosi cunicoli, caverne e camminamenti presenti soprattutto lungo il tratto che doveva essere alla base delle mura greche e bizantine, fra via Cava e salita San Martino, perfettamente leggibili peraltro sia lungo i due fronti di via Cava che  lungo la parte bassa di via Cava in direzione di piazza Fontana . Proprio lungo via Cava insiste la più alta concentrazione di ambienti rupestri che ancor più di altri siti conserva le manifestazioni più evidenti dell’originario banco calcarenitico e del suo andamento nel periodo antecedente alla ricostruzione bizantina della città.  Interessante potrebbe essere l’individuazione di eventuali percorsi orientati nord/sud lungo il tratto sotto la “Ringhiera” dove diversi ambienti ipogei al di sotto degli immobili di via Paisiello hanno l’acceso al mare. Parlare di ipogei non significa solo andare più di ogni altra preesistenza archeologica, monumentale od urbanistica, verso una lettura puntuale della stratigrafia in termini di evoluzione geomorfologica e storica della Città Vecchia, quella parte del territorio che fu l’antica acropoli, poi la città bizantina altomedievale, quella cinque/seicentesca, quella borbonica, quella immediatamente post unitaria. Significa parlare soprattutto del rapporto fra Taranto e il suo sottosuolo. Un rapporto che si instaura forse già nel periodo antecedente la colonizzazione lacedemone. E’ in ogni caso  con l’arrivo dei greci che esso assume un elemento significativo in quanto fondamentale nella urbanizzazione della città. La città non sarebbe stata quella che è attualmente se i primi colonizzatori greci non avessero ben presto scoperto che, insieme al clima favorevole, alla sua struttura portuale naturale, ai terreni fertili del territorio circostante, a una significativa rete acquifera in falda, il sottosuolo custodiva un banco calcarenitico, risalente secondo i geologi a circa 175.000 mila anni, in grado di costituire materiale edile di ottima qualità, di facile escavazione e lavorazione La particolarità del sottosuolo di Taranto è solo in parte ascrivibile alle sue caratteristiche geologiche, la sua unicità è in buona parte ascrivibile ai continui interventi dei suoi abitanti che hanno edificato cavando nelle sue viscere per almeno duemila e cinquecento anni della storia della città. Un susseguirsi di scavi, usi e riusi che hanno lasciato resti di età greca e poi quelli delle epoche successive. Sicuramente il ricchissimo banco calcarenitico dovette avere un ruolo fondamentale nell’edificazione di tutti i complessi cultuali sull’acropoli ma anche nell’urbanizzazione della grande polis, all’epoca una delle più grandi città del mondo. Lo stesso sistema di fortificazioni, da quelle di età arcaica e poi bizantine per finire a quelle aragonesi, spagnole e francesi, fu reso possibile  dal massiccio ricorso al cavamento del banco calcarenitico, così come grandi impianti di edilizia religiosa sorti fra il 300 ed il 500. Una delle manifestazioni più evidenti è possibile ammirarla nell’imponente parete dell’ipogeo rupestre di via Cava 99. La ininterrotta attività ha trasformato in maniera notevole la situazione dell’ambiente naturale tarantino, prima a cielo aperto con grotte, e conseguentemente con lo sviluppo della città lungo via Duomo. L’incremento dell’edificazione tra il finire del 500 ed il 600 comportò il parallelo aumento dell’escavazione dal sottosuolo e questa pratica è continuata almeno fino alla fine del settecento. La notevole quantità di cavità realizzate nelle varie e successive epoche storiche dello sviluppo urbano di Taranto sono a quote diverse rispetto alla superficie e molto spesso  si intersecano e si influenzano costituendo un’altra città la città di sotto o la Taranto sotterranea, ancora in buona parte da indagare per la sua complessità ai fini di un recupero urbano. Gli usi molteplici che i tarantini hanno fatto cavando nel sottosuolo a volte intervenendo anche su grotte,  cavità e depressioni sono testimoniati in ogni epoca e hanno lasciato tracce anche nei toponimi delle vie. In tal senso molte similitudini sono riscontrabili con quanto si è verificato a Napoli, come attesta un pregevole studio di Roberta Varriale (Undergrounds in Naples – I sottosuoli napoletani a cura dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo, aprile 2009). Un caso emblematico di questo sovrapporsi di utilizzo e di funzioni in epoche diverse di alcune cavità è offerto dalle vie (via Paisiello ex via delle Fogge) e via Cava. La vecchia via delle Fogge, come mostrano i recenti rinvenimenti e riscoperte di ambienti ipogei, ben prima dell’edificazione dei palazzi soprastanti dovette essere disseminata da fosse del grano o per la conservazione delle derrate. Evidenze straordinarie sono rappresentate dagli ipogei di palazzo Baffi, Monticelli, Santamato, de Beaumont, Sant’Andrea degli Armeni, Mannarini, ex Seminario, Giudetti. Il grande complesso granaio nell’ipogeo di palazzo Mannarini non è da escludere che ebbe una funzione pubblica a gestione annonaria, più volte militarizzato. Di converso nella parte bassa, l’area prevalentemente rupestre in via Cava e aree limitrofe verso la Marina venivano concentrate le attività legate alla produzione artigianale e manifatturiera (fornaci, concerie, attività artigianali varie, impianti di panificazione, attività piscaria). Le attività legate alla conservazione  sono attività separate da quelle della produzione. Territorio, quello della Città Vecchia di Taranto, che ha un fascino tutto particolare, perché gli ipogei tarantini nulla hanno a che vedere con le grotte naturali create dal mare, dal vento, dai fiumi o dai terremoti. Lo spazio sotterraneo di Taranto è stato creato interamente dalla mano dell’uomo, prima i coloni greci, poi i cavatori hanno scavato nel corso dei secoli con attrezzi semplicissimi e sempre uguali. Nel 600 l’edilizia storica, quella delle grandi famiglie nobiliari e più facoltose, svilupperà la tendenza di crearsi scantinati utilizzando come cava il sottofondo calcarenitico ed in moltissimi casi inglobando quegli ambienti ipogei che un tempo erano stati ambienti produttivi e depositi vari che da quel momento diverranno esclusive pertinenze di queste famiglie. Diverse manifestazioni ancora oggi è possibile vederle, in particolare al di sotto di palazzi come Galeota, Ciura, Amati, Calò, Gennarini, Gallo, de Beaumont. In generale, in ogni caso, anche la crescita verticale e l’affollamento edilizio sette/ottocentesco furono gestite con lo svuotamento delle viscere della città vecchia. Tuttavia, nonostante l’indiscriminato prelievo per uso edilizio, la città che si verticalizzava in piena età moderna, pagò soprattutto sulla sua superficie gli effetti di questa anarchia urbanistica, sebbene per ragioni di opportunità piuttosto che di tutela le modalità del prelievo del materiale edilizio pur nella loro eccezionalità riuscirono a rispettare l’equilibrio geologico sotterraneo e la sua capacità di carico. Infatti ciascun proprietario incominciò a scavare sotto la sua costruzione per procurarsi il materiale necessario ad innalzarla e, vista la perfetta corrispondenza fra le cave e le sopraelevazioni, era quindi interesse garantire comunque stabilità al sistema sotterraneo, pena l’insicurezza dell’edificio stesso. Non secondario è stato nel tempo, soprattutto nel periodo paleocristiano ed altomedievale l’utilizzo  del sottosuolo e del banco calcarenitico per impiantarvi luoghi di culto ed ipogei funerari. Diffusi prevalentemente lungo la parte terminale del costone che si affacciava su quella che diventerà via di Mezzo, lungo via Pentite fino a via Cava. Accanto al ruolo cimiteriale il sottosuolo ha svolto un’altra funzione recettiva: destinazione ultima dei rifiuti. In un periodo in cui i problemi sanitari venivano affrontati solo in base alle teorie miasmatiche, che individuavano nella diffusione dei cattivi odori la causa del diffondersi delle malattie, la città incominciò a scavare nuovamente, questa volta con lo scopo di riempire i vuoti dei suoi scarti, occultarli alla vista, sopprimerne gli odori. Oltre che a scavare, fra il settecento e l’ottocento, via via che gli ambienti ipogei andavano perdendo la loro funzione di depositi  ed ambienti produttivi divenivano discariche per materiale di risulta di vario genere. Liberati da questa condizione grazie all’attività, soprattutto di operatori commerciali privati, di alcuni proprietari e dell’incessante azione dei volontari dell’associazione culturale Nobilissima Taranto, questi ambienti stanno riemergendo dall’obliterazione consentendo un’interessantissima lettura sull’evoluzione stratigrafica, geomorfologica e storica di quella parte della città, la Città Vecchia, che fu  l’antica acropoli.

Nello De Gregorio

Ipogeo Chiostro di San Domenico

Le sostruzioni e i resti del tempio dorico sotto il chiostro di San Domenico e nei locali della Confraternita dell’Addolorata… Continua

Ipogeo di largo San Martino

L’area archeologica di largo San Martino…Continua

Ipogeo di vicoletto Galeone

L’area archeologica di vicoletto Galeone…Continua

Ipogeo palazzo di Stani

L’ipogeo di palazzo Di Stani…Continua

Ipogeo di piazza Castello

L’ipogeo di piazza Castello – bar Poseydon…Continua

Ipogeo di palazzo Calò

L’ipogeo di palazzo Calò…Continua

Ipogeo di vico Calò

L’ipogeo di vico Calò…Continua

Ipogeo di palazzo Catapano

L’ipogeo di palazzo Catapano…Continua

Ipogeo di piazzetta San Francesco

L’ipogeo di piazzetta San Francesco…Continua

Ipogeo di via S. Francesco

L’ipogeo di via San Francesco…Continua

Ipogeo di palazzo Monticelli

L’ipogeo di palazzo Monticelli…Continua

Ipogeo di palazzo Baffi

L’ipogeo di palazzo Baffi…Continua

Ipogeo palazzo Santamato

L’ipogeo di palazzo Santamato…Continua

Ipogeo di palazzo Stola

L’ipogeo di palazzo Stola…Continua

Ipogeo di palazzo Galeota

L’ipogeo di palazzo Galeota…Continua

Ipogeo di palazzo Gennarini

L’ipogeo di palazzo Gennarini…Continua

Ipogeo de Beaumont – Bellacicco

L’ipogeo de Beaumont – Bellacicco…Continua

Basilichetta funeraria ipogea sotto palazzo Delli Ponti

La basilichetta funeraria ipogea sotto palazzo Delli Ponti…Continua

Ipogeo Marinelli in largo Gennarini

L’ipogeo Marinelli in largo Gennarini…Continua

Ipogeo di palazzo Delli Ponti

L’ipogeo di palazzo Delli Ponti…Continua

Ipogeo di via Duomo angolo largo Gennarini

L’ipogeo di via Duomo angolo largo Gennarini…Continua

Ipogeo di palazzo Fornaro

L’ipogeo di palazzo Fornaro…Continua

Ipogeo di palazzo Gallo-Nardoni

L’ipogeo di palazzo Gallo-Nardoni…Continua

Ipogeo dell’hotel Sant’Andrea degli Armeni

L’ipogeo dell’hotel Sant’Andrea degli Armeni…Continua

Ipogeo della Capitaneria di Porto

L’Ipogeo della Capitaneria di Porto…Continua

Ipogeo di palazzo Arco Paisiello

L’Ipogeo di palazzo Arco Paisiello…Continua

Ipogeo di palazzo Mannarini

L’ipogeo di palazzo Mannarini…Continua

Ipogeo Giudetti

L’ipogeo Giudetti…Continua

Ipogeo del Museo Diocesano

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Ipogeo di palazzo Amati

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Ipogeo di palazzo Ciura ex Banca d’Italia

L’ipogeo di palazzo Ciura ex Banca d’Italia…Continua

Ipogeo di palazzo Spartera

L’ipogeo di palazzo Spartera…Continua

Ipogeo bastione Carducci

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Ipogeo di palazzo Ulmo

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Ipogeo Danese

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Ipogeo di palazzo Galizia

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Ipogeo di via Pentite angolo via Cava

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Ipogeo di via Cava 101

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Ipogeo di via Cava 99

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Ipogeo in fondo a Vico Vigile

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Il frantoio normanno

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Il frantoio di via Cava 94

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Il frantoio medievale

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La fornace medievale

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Il cantiere maggese

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Ipogeo dell’Osservatorio meteorologico e Geofisico Luigi Ferrajolo

L’ipogeo dell’Osservatorio meteorologico e Geofisico Luigi Ferrajolo…Continua

Ipogeo di palazzo Zigrino

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Ambiente rupestre in fondo a vico Vigile

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Ipogeo di via Cavour al Borgo

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Ipogeo di palazzo D’Aquino

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Ipogeo di Piazza Castello II

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Ipogeo Arco Madonna del Pozzo

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Ipogeo Istituto San luigi

L’ipogeo Istituto San Luigi…Continua

MAPPA IPOGEI CITTA’ VECCHIA DI TARANTO

Nobilissima Taranto
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